I monaci basiliani preferivano utilizzare frantoi ricavati nella roccia invece che in aree poste alla luce del sole per la necessità di calore utile a facilitare l’estrazione dell’olio.

Secondo alcune testimonianze, come quella di Don Salvatore Taurino, che nel suo libro “Cenni storici su San Pancrazio Salentino” racconta che una volta erano visibili le tracce delle fondazioni di un muretto a secco che inglobava la grotta insieme a sette silos, cinque dei quali sono ancora visibili, tre esterni e due interni. Oggi il muretto è stato sostituito da una recinzione voluta per evitare sgradevoli atti di violazione e vandalismo.

L'accesso della grotta si ha attraverso una breve scalinata ricavata nella roccia, subito a sinistra, vi è una piattaforma circolare, forse corrispondente al piano di molitura delle olive, con in alto un silos. Accanto a questa, da un pozzetto, parte un canale di scorrimento che conduce ad una cisterna scavata nel pavimento.

Sulle pareti interne sono presenti incavi di piccole dimensioni dove forse venivano collocati i lumini e grosse nicchie identificabili come dormitori e piani di appoggio. Nell’insieme questi segni distintivi hanno identificato la grotta come un frantoio ottenuto ampliando una cavità naturale preesistente originatasi mediante fenomeni carsici. Sulle pareti interne spuntano ovunque ciuffetti di una specie molto rara di felce che danno un tocco di colore ad un sito di rilevanza storica ma di per sé cupo ed austero.

L’imboccatura del molino, scavata nella roccia come tutto il resto della struttura, presenta molto terriccio derivante dall’azione del vento e del dilavamento dovuto alle piogge. Le superfici irregolari hanno facilitato il deposito di pochi centimetri di terreno che hanno favorito lo sviluppo di piante infestanti.

Scendendo all’interno del molino il terreno di accumulo depositato sul piano di calpestio ha permesso anche qui lo sviluppo di numerose piante infestanti e dai silos presenti, protetti da grate, spuntano veri e propri alberi di fico selvatico.

Sulle pareti ovest, nord ed est degli ambienti ipogei è presente una folta vegetazione composta da felce selvatica.

Il soffitto dell’intero molino è ricoperto da uno spesso strato di muschi e licheni. Ogni zona di roccia ove non arrivano i raggi del sole è ricoperta da vegetazione o muschio.

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