IL MOLINO IPOGEO è conosciuto con il nome di “Grotta di Sant’Antonio alla Macchia”.
Questa denominazione deriva dalla chiesetta dedicata a Sant’Antonio Abate costruita nelle sue vicinanze. Si tratta di una grotta naturale di origine carsica che è stata scavata nella roccia dai monaci basiliani verso la fine del IV e gli inizi del V secolo d. C., con ingresso ad Est e al centro vi è un grosso pilastro utilizzato per sorreggere la volta.

L’ipogeo è stato utilizzato come dimora monastica prima e come frantoio successivamente, si presume sino al XIX secolo.

L’ambiente viene interpretato come molino (frantoio) ipogeo in quanto presenta tutte le caratteristiche ad esso associabili cioè la macina, la cisterna, il canale di scorrimento del liquido prodotto dalla molitura.

Sia dentro sia fuori l’antro si possono rilevare numerosi silos a fossa utilizzati per la conservazione delle scorte alimentari o per la decanterizzazione di liquidi.

All’interno della grotta, si possono ammirare dei segni graffitici dal cui studio il Prof. Giuseppe (Pino) Leuci, risalì al ritrovamento di sili e tombe, dettagliatamente descritti nell’opera archeologica “Il simbolismo graffitico alla luce di una recente scoperta archeologica”(Giuseppe Leuci-1973).                                                                    

Nella grotta vi è la presenza di vegetali autoctoni della “macchia mediterranea”quali timo (thymuscapitatus), mirto,micromeria greca, fico selvatico, oltre a muschio e licheni.

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