GROTTA DELL'ANGELO

Nell’area di pertinenza dell’Agriturismo Torrevecchia, a poca distanza dalla piccola cittadina di San Pancrazio Salentino, sorge un ipogeo scavato nella calcarenite, con numerosi affreschi situati internamente. La grotta era anticamente una tomba a camera, come si evince dall’architettura dell’ingresso, segnato da un architrave superiore. Tra il VII e l’XI secolo, l’antro è stato riutilizzato dai monaci bizantini. Tuttavia, la ricostruzione degli affreschi in esso contenuti fa ipotizzare nuove frequentazioni nel XIII secolo.

L’origine del nome della grotta (“dell’Angelo”) deriva da un’errata interpretazione popolare, che considerava la figura affrescata nel lato sinistro dell’entrata un angelo.

In realtà, la pittura parietale rappresenta San Vito Martire. Il Santo è raffigurato in un ricco panneggio damascato, alla maniera bizantina, mentre regge le corde di due cani al guinzaglio, di cui solo uno ancora visibile. Accanto a San Vito, si nota un serpente rosso e ocra, avvolto in spire: forse un richiamo al demonio, dalla cui possessione il santo liberò il figlio di Diocleziano.

Sugli stipiti, sul soffitto e sul resto delle pareti, si trovano frammenti di altri affreschi: croci, rosette, triangoli simbolici e diversi santi in nobili vesti. Di uno è quasi del tutto integro il volto, che alcuni dicono essere, invece, quello di Cristo.
In aggiunta, sul pilastro che sorregge la volta vicino all'ingresso, si trova il volto di un bambino con l’aureola, che perde una goccia di sangue dal naso. Si ritiene che possa essere Gesù fanciullo e che la goccia sia simbolo di presagio della sua morte in croce.
Sul lato opposto all’ingresso, è ricavato un vano rettangolare (forse l’abside o un’area riservata a religiosi o persone di alto rango). A sinistra di questo, appaiono porzioni di affreschi, che lo studioso Giuseppe Radaelli ha recentemente identificato come parti di un inedito ciclo agiografico di Sant’Eligio, taumaturgo il cui culto si diffuse in Puglia a partire dal XIII secolo.

Sull’altro lato, resta visibile la parte inferiore di un uomo vestito del solo perizoma, sgorgante di sangue in più punti del corpo, alla cui figura si antepone quella di un palo, montato in senso longitudinale: si tratta molto probabilmente di una raffigurazione del Supplizio di Cristo, come conferma l’analogo e forse contemporaneo affresco presente nella cattedrale di Santa Maria Assunta a Nardò.

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