CHIESA SS. PANCRAZIO E FRANCESCO D'ASSISI

La chiesa è situata al centro del paese di fronte al municipio, in Piazza Umberto I.
La chiesa si presenta oggi con una pianta a croce latina a navata unica, una facciata neoclassica e una cupola recentemente restaurata dall’architetto Mario Passaro, attraverso un intervento di consolidamento, impermeabilizzazione e ricollocazione delle piastrelle maiolicate.
I lavori di costruzione iniziarono nel luglio del 1860 e terminarono nel 1872, anno in cui fu inaugurata.
In principio, la Chiesa Parrocchiale di San Pancrazio era l’attuale Chiesa di Sant’Antonio da Padova.
La struttura originaria dell’attuale Matrice si presentava consumata e totalmente pericolosa per ospitare i fedeli durante le funzioni religiose. Per questo motivo era necessario un risanamento dell’intero edificio. Nel 1844, l’Amministrazione decise, dunque, di affidare un primo incarico all’ingegnere Luigi Pino, che, dopo aver eseguito un primo sopralluogo, si rese conto che sarebbe stato meno dispendioso e più duraturo nel tempo costruirne un’altra dalle fondamenta. In asse con l'ingresso-abside si inserisce il campanile, scandito in quattro livelli da cornici marcapiano. Sulla cupoletta del campanile è collocata una statua del Santo patrono Pancrazio.

L’Amministrazione valutando le diverse ipotesi ritenne opportuno optare per la demolizione dell’edificio, confermando l’incarico all’ingegnere Pino. Tuttavia, l’Intendente della provincia di Lecce reputò troppo dispendioso il progetto. Così venne deliberata la sola riparazione del tetto della Chiesa.
Poco dopo, la popolazione convinta dell’inutilità del restauro del solo tetto, sollecitò l’amministrazione ad avviare le opportune procedure per la tempestiva realizzazione di una nuova Chiesa.

Nel maggio del 1851, in seguito alla visita pastorale di Monsignor Giuseppe Rotondo, il sindaco Giuseppe Antonio De Leva pensò di costruire una nuova Chiesa, scegliendo un luogo più idoneo all’importanza dell’opera. In questa circostanza fu segnalata per la prima volta l’esistenza di una “Statua di San Pancrazio”.
Il tecnico incaricato fu l’ingegnere Benedetto Torsello da Lecce. Il progetto redatto da quest’ultimo fu definito molto costoso non adatto alle possibilità economiche del comune, per cui fu chiesto all’ingegnere di apportare delle modifiche in modo da far abbassare i costi di realizzazione dell’opera.
L’Amministrazione rendendosi conto che l’ingegner Torsello tardava nei tempi di consegna del progetto, gli revocò l’incarico assegnandolo all’ingegner Giuseppe Magliola, che prendendo in considerazione le direttive precedenti, consegnò il nuovo elaborato che fu approvato seppur con qualche modifica.
Il 6 luglio del 1860 la Ditta De Matteis, che doveva occuparsi della realizzazione dell’opera, iniziò i lavori di costruzione.
L’interno fu realizzato a croce latina: tre navate scandite da una serie di arcate a tutto sesto, che scaricano su pilastri sormontati da capitelli di stile simile allo ionico.
Il materiale utilizzato per la realizzazione dell’opera doveva essere del luogo, ad esempio materiali estrapolati dalle cave presso la masseria Caretta, la masseria La Pezza e la masseria Mattarella. Alcuni dettagli, inoltre, furono costruiti in pietra leccese.
Siccome l’antica Chiesa Parrocchiale non era più sicura, nel 1872 l’Amministrazione e l’arciprete Lacarra anticiparono l’apertura del nuovo sacro luogo al culto dei fedeli, nonostante i lavori di costruzione non fossero stati terminati. Nel mese di ottobre del 1872 la Chiesa fu consacrata alla presenza di autorità civili e religiose.
L’altare maggiore della Chiesa Madre è un capolavoro di Aniello Gentile, maestro marmorario tra i più quotati del XVIII secolo, attivo in numerose località del Regno di Napoli.
Realizzato con marmi policromi nel 1750, su commissione dell’arcivescovo sorrentino Antonio Sersale, troneggiò per due secoli nella Cattedrale di Brindisi, raggiungendo l’attuale collocazione solo nel 1970.
Così ne parla lo studioso Massimo Guastella: «L’alta qualità del manufatto risponde alla maniera ultima del repertorio dell’artista campano, una invenzione stilisticamente raffinata, caratterizzata da un sostanziale equilibrio tra la sobrietà dell’impianto generale e la ricchezza degli ornamenti».
Nella Chiesa si possono ammirare alcune opere pittoriche di Salvatore Murra, maestro dell’”effetto d’ombra”: si tratta delle tre Virtù teologali “Fede”, “Speranza” e “Carità” e delle Virtù cardinali “Giustizia” e “Prudenza”.

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