AEROPORTO DI SAN PANCRAZIO SALENTINO

 L’Aeroporto Militare è considerato una delle più importanti gemme del territorio di San Pancrazio Salentino risalente al periodo antecedente la Seconda Guerra Mondiale. L’Aeroporto è situato a Nord-est del paesino e si pone come un’inconsueta interruzione del verde paesaggio rurale tra le masserie Scazzi, Angeli e Maddalone.Nasce nel 1936 da un piano strategico che prevedeva la realizzazione in Puglia di tre nuovi aeroporti ovvero quelli di Leverano, Oria-San Pancrazio e Gioia del Colle.
Il 1936 costituisce il periodo più luminoso per l’aeronautica militare italiana grazie all’espansionismo africano da parte del governo fascista e alla vittoria di una serie di battaglie come quella di Abissinia e di Eritrea.
Per questo motivo Mussolini raggiunse l’apice del suo successo politico e militare.
Tuttavia, nel 1936 iniziò il declino fascista. Mussolini, infatti, pensava che gli italiani non fossero degni della sua grandezza e che non comprendessero l’importanza del momento storico in cui vivevano in quanto erano desiderosi di pace internazionale. Questo causò una sfiducia nel fascismo, nel duce e nella guerra coloniale soprattutto da parte dei giovani.
Conclusa la guerra coloniale, l’Italia si ritrovò a combattere in un altro conflitto, cioè la guerra civile spagnola tra repubblicani e falangisti.
In seguito alla guerra civile spagnola, scoppiò la Seconda Guerra Mondiale con l’invasione nazista della Polonia.

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale durante la presenza delle forze italo-tedesche, l'aeroporto fu utilizzato come Centro di Addestramento Reclute Dell’Aeronautica Italiana, come base di appoggio delle Unità della Luftwaffe ed esercitazioni paracadutistiche, NON ci furono invece attività di volo.
L'aeroporto, classificato come “Aeroporto Armato di 2° classe”, secondo la comunicazione del Sottocapo di Stato Maggiore della R. Aeronautica Giuseppe Santoro del 20 gennaio 1941, era destinato ad essere sede di “bombardamento e trasporto”. L'aeroporto principalmente fu retto da Unità della Regia Aeronautica Italiana, nel quale venne istituito un Centro Istruzione Reclute, dove i militari venivano collocati nei diversi aeroporti, caserme e scuole d'Italia.
Nel dicembre 1941 si contavano 20 baracche adibite per diversi usi e dotate di servizi indispensabili per poter accogliere oltre 500 soldati.
Nei primi mesi invece del 1942 furono concordati ed avviati dalla Regia Aeronautica e dalla Luftwaffe i lavori per la costruzione di strutture in modo da poter accogliere nell’aeroporto oltre 1500 soldati. A causa della guerra e della necessità di nuove strategie, i lavori vennero bloccati, e le attività nell'aeroporto proseguirono con la presenza delle unità tedesche, giunte nel febbraio del 1942.
Ogni militare ricopriva ruoli differenti, utilizzando anche strade e periferie del paese.  Le unità tedesche della Luftwaffe furono collocate in delle abitazioni vicine all’aeroporto, precisamente a Sud, al confine Sud-Est e nell’angolo Nord-Est, e nelle masserie limitrofe (Iore, Scazzi, Leandro e contrada Moscagia).
Nella parte Sud del paese (sull’attuale strada per Torre Lapillo) fu costruito un ospedale da campo, composto da diverse baracche e utilizzato anche per alcune urgenze dei cittadini sampancraziesi. In aggiunta furono costruite anche diverse postazioni antiaeree in contrada Moscagia e a Ovest della masseria Leandro. 
L’Aeroporto rimase sotto la gestione dei tedeschi fino al 1943, anno in cui l’Italia cambiò alleanza, schierandosi con gli anglo-americani.
Si racconta che ci furono spiacevoli episodi dovuti ai soldati americani; si verificarono,infatti,aggressioni, stupri, risse nelle caffetterie e nelle trattorie e disturbo della quiete notturna tanto da richiedere l’intervento degli agenti della Military Police.
Nel secondo semestre del 1943 l'aeroporto non fu ritenuto strategicamente importante dagli Alleati, infatti fu bombardato tre volte, una delle quali avvenne il giorno prima dell'annuncio dell'Armistizio.
L’8 settembre 1943 tra i cittadini di San Pancrazio venne diffusa la notizia che si fosse fatta la pace. Per questo motivo la popolazione colma di gioia si recò al vicino Santuario di Sant’Antonio alla macchia per ringraziare la Madonna per la fine della guerra. Sfortunatamente, però, l’euforia durò poco in quanto fu annunciato che la guerra sarebbe continuata e per i vari militari che si trovavano sui diversi fronti iniziarono sofferenze, sventure, fame, tradimenti, prigionia. Anche la popolazione ne pagò le conseguenze in quanto ci fu un altro periodo di miseria, terrore e bombardamenti. 
L'8 e il 9 settembre le Unità germaniche si spostarono senza procurare alcun danno.

Dopo l'Armistizio, nell’aeroporto venne inviato il 340° gruppo di bombardamento americano, il 376th Bombardement Group Heavy, che vi rimase dal novembre del 1943 all’aprile del 1945. Il 376th Bombardement Group Heavy svolse un ruolo fondamentale nelle vicende belliche grazie anche ai successi ottenuti dalle varie incursioni effettuate.
In breve tempo l'aeroporto cambiò aspetto: venne riparata la pista e furono costruite strutture più idonee.
Dall' aeroporto di San Pancrazio furono portate a termine 264 missioni sul territorio italiano ed europeo, distruggendo obiettivi strategici dell'Asse e supportando con azioni mirate le truppe Alleate di terra.
Gli Alleati lasciarono la piccola cittadina il 15 aprile 1945, quando iniziò la smobilitazione dell'aeroporto.
Oggi, le vicende belliche sono ormai un ricordo lontano, un triste capitolo del nostro passato, che le nuove generazioni conosceranno solo attraverso le pagine ingiallite dei vecchi libri di storia.  Tuttavia, tra gli sguardi affamati di conoscenza e giustizia, ci sono gli occhi di coloro che hanno vissuto in prima persona quei momenti difficili. È facile riconoscere quegli occhi. Hanno il riflesso della paura, della carestia, ma soprattutto della voglia di vivere, nonostante tutto. È proprio per quegli occhi che abbiamo il dovere di custodire l’Aeroporto di San Pancrazio – attualmente diventato solo la meta spensierata delle passeggiate estive in bicicletta (sebbene una recinzione arrugginita e un vecchio cartello ne vietino l’accesso).

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