San Pancrazio Salentino nell'Età Preclassica e Classica - L'area archeologica "Li Castelli"

Recentemente, l’esistenza della posizione archeologica nella contrada “LI CASTELLI” (da ora su SP; Figura 3 e 4; Foglio 12), appena ad est del moderno paese di San Pancrazio Salentino, veniva indicata solo da scoperte casuali. Anche se l’ampia zona era già generalmente conosciuta come archeologicamente interessante sin dal 1900 d.C. è solo dopo l’inizio di intensive e profonde arature praticate all’inizio del 1960 che altre specifiche informazioni sono divenute disponibili. Nel 1961m Salvatore Taurino riferì delle sue scoperte su un piccolo altopiano nella contrada “Castelli” a circa un Km ad est della città, rispetto alla quale, secondo la sua descrizione, era posto in una posizione alquanto elevata. Taurino fece menzione di campi recentemente e profondamente arati dove “sono affiorate fondamenti di antichi edifici, tombe con lastroni di carparo”.

Da questi campi, Taurino raccolse un’ampia serie di manufatti antichi datati dal periodo dell’Età del Ferro fino al III Sec. d.C. Le sue osservazioni sono accompagnate da una lista di 35 manufatti del luogo. Fra questi, predominano ceramiche del III e IV Sec. a.C. in particolare oggetti verniciati di nero.
Fra gli oggetti più antichi è inclusa un’accetta in bronzo dell’Età del Ferro e alcuni articoli fasciati, una “trozzella” e un frammento di calice con delle figure nere, tutte datate dal periodo Arcaico-classico. Fra i più recenti manufatti ci sono una lampada ad olio della tarda Repubblica e alcune monete del II e III secolo d.C.. L’intenso interesse di Taurino nella contrada Castelli fu subito seguito da un intervento accademico.
Nel 1967, C. Pagliara visitò la contrada e la vicina Masseria Leandro e arrivò a conclusioni simili a quelle di Taurino. Secondo il parere di Pagliara, infatti, la recente profonda aratura aveva cancellato tracce di muri e cose ancora visibili fino a pochi anni prima. Soprattutto egli fu informato dell’esistenza di un mercato nero internazionale che ha assorbito il contenuto di dozzine di tombe ed altre scoperte del luogo, in particolare monete delle colonie greche; generalmente datate tra il IV e il VI secolo a.C.. Queste date coincidono con quelle delle ceramiche che Pagliara ha raccolto dalla superficie durante la sua visita. Alcune di queste appartengono al contesto di una delle due tombe scavate dai tombaroli poco tempo prima della sua visita. Di queste, di particolare interesse è un calice Italiota in vernice nera, sulla base del quale è inciso un nome greco maschile in genitivo da sinistra a destra in alfabeto greco arcaico, cioè ARISTELES in trascrizione- Il recipiente e il suo proprietario sono riconosciuti da Pagliara come un elemento estraneo in un contesto del tutto diverso. Quest’ultimo è testimoniato non solo dal tipo di ceramica ma anche da un’altra iscrizione sull’orlo di un largo bacile (limmu) di pietra trovato nella zona Castelli nello stesso periodo. E’ in scritto Messapico risalente al V sec. a.C., e si legge in trascrizione >THAZAMASXI<.

 Ancora altre scoperte casuali dalla zona Castelli sono riportati negli anni ’70; in particolare frammenti di due recipienti Attici, raffiguranti una brocca rossa e un bicchiere raffigurante una campana rossa; semplici ceramiche in vernice nera risalenti dal III al V sec. a.C.; diversi pesi da telaio incisi, una dracma d’argento tarantina risalente al 281 – 272 a.C. e frammenti di un capitello Dorico.
In aggiunta a queste scoperte, nel 1960 D’ANDRIA testimoniò la scoperta casuale di un gruppo di 300 asce di bronzo e punte di lance. Secondo il parere di D’ANDRIA, essi probabilmente appartengono allo stesso contesto colonico come il cumulo di oltre 500 frammenti di recipienti geometrici Iapigi dell’età del Ferro, che fu scoperto nella contrada Castelli nel 1984. Questi frammenti venivano alla luce attraverso l’attività dei tombaroli i quali non attribuirono abbastanza valore ai frammenti da portarli con sé. Oltre queste ceramiche geometriche datate tra la fine dell’VIII e l’inizio del VII sec. a.C., il cumulo conteneva anche oggetti semplici e di impasto locale, pesi da telaio e, interessante, ceramiche di Corinto dello stesso periodo. Tra quest’ultimi, c’é un frammento di un raffinato oggetto protogeometrico. Gli altri 174 frammenti appartengono a un numero ristretto di anfore da trasporto di Corinto.
Sebbene tutte queste date, di fatto indichino un’occupazione intensiva del luogo almeno dall’età del ferro fino al cuore del periodo Romano Imperiale, sinora non si sono avute informazioni dettagliate sull’estensione o natura del luogo, tantomeno di nessun cambiamento. L’identificazione del luogo era specialmente confusa, a causa del fatto che le notizie sulle scoperte delle tombe pre-romane non venivano solo dalla contrada Castelli ma anche dal villaggio di San Pancrazio, appena ad ovest di esso. Nel 1990 un’estesa esplorazione della zona ci ha convinto, comunque, che il luogo nella contrada Castelli era definitivamente separato nello spazio da qualsiasi ritrovamento in San Pancrazio, che sono distanti almeno Km 1,5.
Le scoperte riecheggiano dei luoghi dell’avvenuto ed esaminano scoperte di necropoli rurali che oggi sono conosciute per aver accompagnato molte antiche fattorie e gruppo di casolari (confronta Boersma et al. 1990; 1991; Yntema 1993-1). D’altro canto, l’esplorazione confermò la nostra convinzione che la contrada Castelli conteneva un complesso innato insediamento di coloni, forse un importante villaggio, che era ben collocato per un’intensa esplorazione.




Ultimo aggiornamento il 2014-12-31 12:53:50

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